Grazie all’esperienza maturata in oltre 30 anni nella riproduzione e coltivazione dei frutti di bosco e più precisamente del mirtillo americano, in questo manuale, mettiamo a disposizione dei nostri clienti, i consigli e le tecniche per una giusta coltivazione. In questa guida potrai trovare risposte alle domande e alle problematiche più frequenti che riguardano la pianta del mirtillo.



Terreno: Il terreno è uno dei fattori più importanti per iniziare al meglio la coltivazione del mirtillo, fornisce infatti la base alla pianta per l’assorbimento di acqua e sostanze nutritive. In particolare il ph è determinante e fondamentale poiché la pianta del mirtillo prospera in ph bassi (terreni acidi) compresi tra 3,5 e 6. Alcune varietà sono più tolleranti di altre e riescono a crescere rigogliose anche in ph tendenti al neutro, soprattutto la tipolgia dei mirtilli conilopidi.

Oltre al ph, il terreno deve essere preferibilmente sciolto, cioè morbido con buona attitudine a far drenare l’acqua, arieggiato e mediamente ricco di sostanza organica. Tendenzialmente i terreni sabbiosi sono più idonei per la coltivazione del mirtillo, rispetto a quelli pesanti e mal drenati (argillosi), che limitano l’apporto di ossigeno nell’apparato radicale, provocando così asfissia radicale e marciumi. Una giusta via di mezzo è la cosa migliore in questo caso, per cui un terreno drenante, ma che rimanga umido in modo da garantirne l’idratazione.

Nel caso in cui il terreno non abbia caratteristiche idonee sia per quanto riguarda il ph, che per la sua struttura, è possibile effettuare degli interventi a scopo migliorativo, per esempio aggiungendo del terriccio nuovo per acidofile o torba bionda pura (ph 3-4) per poi fresare il tutto, arieggiando così la superficie e mischiando il terriccio con la terra. In alternativa è possibile fare una buca decisamente più grande rispetto al diametro del vaso (circa 40×40 cm), nella quale inserire il terriccio per acidofile o la torba, per poi inserire la pianta e richiudere il tutto. Questo garantisce alla pianta il giusto quantitativo di substrato, all’interno del quale può crescere e assorbire le sostanze nutritive.

I principali sintomi che la pianta manifesta se il ph del terreno non è idoneo è la clorosi ferrica, scarsa attività e vegetazione, crescita molto lenta e ridotta, in quanto un ph errato inibisce l’assorbimento nel modo corretto delle sostante nutritive, per cui anche concimando la pianta non recepisce.

Lo sapevi? → Oltre alla torba o terriccio per acidofile, è possibile effettuare una pacciamatura attorno alla pianta con aghi di pino e conifere maturi, che apportano sostanza organica e abbassano il ph, oltre che aiutano a gestire le infestanti, riducono il consumo idrico e le escursioni termiche nel suolo.

 

Irrigazione:
L’irrigazione è un altro fattore importante nella coltivazione del mirtillo, esso infatti tendenzialmente tollera per brevi periodi ristagni idrici o siccità, ma se questi perdurano per diversi giorni, la pianta può patirne irreversibilmente. Il mirtillo ha generalmente un apparato radicale superficiale, per cui la sua autosufficienza è limitata in quanto non è in grado di andare in profondità per assorbire l’acqua.
E’ perciò fondamentale garantire il giusto apporto di acqua durante le varie fasi vegetative; è infatti opportuno considerare che la pianta avrà un assorbimento differente durante il riposo vegetativo (periodo invernale), piuttosto che durante la fase di piena vegetazione (periodo estivo). Le fasi di massimo assorbimento sono infatti la fioriura, l’allegagione e la maturazione dei frutti. Durante questi periodi può essere opportuno integrare l’approvvigionamento idrico con interventi irrigui. La quantità di acqua è da rapportare anche in funzione della composizione del terreno (sciolto e drenante oppure pesante con scarsa capacità di drenare), dell’esposizione solare e del clima (per esempio zone con clima mite e ventoso, tendono ad asciugare il terreno).

L’apporto idrico è determinante anche per incrementare la produzione e la pezzatura dei frutti.

Se la coltivazione avviene in vaso, il principio è lo stesso, ma l’irrigazione dovrà essere costante nella fasi sopracitate e limitato durante il periodo invernale. Consigliamo di mettere il sottovaso durante il periodo estivo e di toglierlo durante il periodo invernale, poiché la pianta assorbe molto meno e i rischi di asfissia radicale sono maggiori.

Un aspetto fondamentale da considerare oltre al quantitativo, è la tipolgia di acqua con cui irrighiamo, in particolare il ph e la sua durezza. Se infatti l’acqua del vostro pozzo o dell’acquedotto è tipicamente ricca di calcare, avrà un ph basico e tenderà perciò a far alzare il ph del terreno anche se sono state fatte operazioni di abbassamento o aggiustamento del substrato, vanificando tali operazioni. Per cui se la vostra acqua possiede un ph troppo elevato o è troppo dura (quantità elevate di calcio e magnesio), meglio optare per la raccolta dell’acqua piovana oppure usare acqua fatta “riposare” per un periodo di tempo con sostante acidificanti (prodotti specifici a base di acido nitrico, solforico o fosforico).

 

Esposizione solare:
Il mirtillo americano è molto adattabile, l’esposizione solare migliore è generalmente la mezz’ombra (quindi circa 4-5 ore di luce solare diretta e il resto in ombra), tuttavia è perfettamente in grado di tollerare anche posizioni più soleggiate, anche dove le temperature superano i 30 gradi in estate.
E’ opportuno considerare anche le condizioni climatiche della propria zona, generalizzando possiamo dire che nel Nord Italia la pianta del mirtillo può essere coltivata sia in pieno sole che in mezz’ombre, mentre nel Centro o Sud Italia, dove il clima è più mite e il sole è più forte, meglio prediligere posizioni di mezz’ombra o tendenzialmente ombreggiate, anche per gestire meglio la pianta dal punto di vista idrico. In ogni caso, la pianta deve necessariamente avere almeno 3-4 ore di luce diretta solare, soprattutto per la fruttificazione.

 

Concimazione:
La concimazione determina la crescita della pianta oltre che la quantità di produzione e la pezzatura dei frutti. E’ importante effettuarla nei periodi giusti, per ottenere risultati ottimali.
Si possono effettuare circa 3 concimazioni all’anno, la prima, molto importante, va effettuata alla ripresa vegetativa (fine inverno quando le temperature medie tendono a risalire), la seconda durante l’allegagione (passaggio da fiori a frutti), e la terza dopo la fruttificazione.

La prima concimazione darà alla pianta il nurtrimento per la crescita e lo sviluppo dell’apparato aereo, quindi vanno utilizzati concimi a base di azoto (N) e fosforo (P), quest’ultimo favorisce lo sviluppo dell’apparato radicale. E’ importante attendere che le temperature medie siano stabili, e non più sotto lo zero (il momento giusto è quando si vedono i primi cenni di vegetazione sulla pianta).

La seconda concimazione invece, è mirata allo sviluppo e all’incremento in quantità e qualità dei frutti, infatti è possibile aumentare la produzione e migliorare la pezzatura dei frutti, utilizzando concimi ad alto titolo di Potassio (K) e basso di Azoto (N), oltre a microelementi.

La terza concimazione è mirata alla crescita della pianta, infatti il mirtillo americano concentra gran parte dello sviluppo dopo la fruttificazione, quindi durante il periodo estivo. Quindi il periodo migliore per effettuare l’ultima concimazione dell’anno è a fruttificazione ultimata, sempre con concimi ad alto titolo azotato (N).

E’ opportuno considerare che il mirtillo ha un apparato radicale molto fine e tendenzialmente esile, per cui, bisogna dosare il concime con cautela, per evitare danni da eccesso di azoto. Sconsigliamo di utilizzare lo stallatico poiché ha un rilascio generalmente troppo rapido, anche se ben mauro, meglio optare per la Cornunghia, altro concime biologico, ma a lento rilascio.
Altri tipi di concime da utilizzare sono quelli ternari a lenta cessione (solitamente si trovano granulari), che sono piuttosto completi e garantiscono nutrimento alla pianta anche per alcuni mesi, a seconda della composizione.

Vi sono anche altre sostanze che si possono somministrare nelle fasi giuste per migliorare la radicazione, lo sviluppo e la vigoria in generale, oppure l’allegagione e la fruttificazione, per ulteriori informazioni potete contattarci tramite mail ([email protected]).

Consigliamo di leggere attentamente i dosaggi riportati sulla confezione prima di procedere, in alternativa contattateci per ulteriori informazioni.

 

Potatura:
La pianta del mirtillo richiede generalmente una potatura leggera e soprattutto la produzione avviene sui rami vecchi, non su quelli dell’anno, per cui, soprattutto nei primi anni, è opportuno effettuare una potatura di sfoltimento dei rami secchi e/o quelli esili e mal disposti rispetto alla forma della pianta.
Nel primo anno d’impianto è possibile anche non effettuare nessuna operazione di potatura, per poi effettuare una potatura di sfoltimento e di formazione nei due/tre anni successivi, mentre la potatura di mantenimento è mirata a favorire la penetrazione della luce solare e l’arieggiamento anche nei rami interni, per ottenere una maturazione omogenea dei frutti. La potatura è anche utile, nelle piante adulte, per eliminare parte della produzione ed equilibrare il carico produttivo, per ottenere frutti di buona pezzaura.
Sono da evitare le potature drastiche poiché inutili e anzi dannose per la pianta.

 

Sesto d’impianto:
Occorre premettere che la dimensione massima di crescita varia molto anche in funzione della varietà, in ogni caso possiamo considerare come distanza ottimale sulla fila 1,5-1,8 m e 2,5-3m tra le file.
Generalmente il mirtillo non necessita di sostegni, tuttavia, soprattutto se la zona è particolamente ventosa, è possibile dotare il filare di pali e fili zincati per sostenere le branche appesantite durante la fruttificazione.
Se il terreno è compatto e ha scarsa capacità di drenaggio, è consigliabile effettuare una baulatura sul filare per favorire lo scolo dell’acqua.

 

Periodo migliore per il trapianto:
Il periodo migliore per il trapianto, come per il resto delle piante è la primavera o l’autunno, quando le temperature sono miti e non eccedono. E’ opportuno però considerare la zona specifica, infatti nel Nord Italia è possibile trapiantare anche a primavera inoltrata (indicativamente fino alla fine di Giugno), oppure da Settembre fino a Novembre, mentre nel Centro-Sud Italia, è meglio effettuare il trapianto a metà/fine inverno, oppure da Ottobre fino a Dicembre.
Anche l’altitudine sul livello del mare è importante, infatti nelle zone collinari o montuose, dove gli inverni si protraggono più a lungo, può essere consigliabile attendere il periodo estivo per il trapianto.
Posso piantare anche in altri periodi? → Considerando che le piante fornite sono in vaso e perciò completamente radicate, il trapianto può essere effettuato in quasi tutti i periodi dell’anno, purchè la pianta venga seguita e supportata dal punto di vista idrico, soprattutto nelle prime settimane dopo il trapianto, periodo durante il quale la pianta non è ancora autosufficiente e sta sviluppando l’apparato radicale.

 

Coltivazione del mirtillo in vaso:
Essendo il mirtillo una pianta molto esigente in fatto di terreno, la coltivazione in vaso è un’ottima alternativa a quella in pieno suolo, ove il terreno non ha le caratteristiche ottimali per la sua coltivazione. Il mercato del mirtillo si sta espandendo sempre più negli utlimi anni, per cui molte aziende, giovani imprenditori o persone private, stanno optando per questa scelta per realizzare impianti anche a livello professionale.
Il rinvaso ottimale, dovrebbe essere graduale, per cui è consigliabile travasare in un vaso che sia circa il doppio o poco più del diametro di quello attuale. Le dimensioni finali del vaso di coltivazione, sono di circa 40-50 lt. Il vaso ideale deve essere provvisto di fori sul fondo per il drenaggio dell’acqua e generalmente non è necessario che sia profondo, ma piuttosto ampio, in quanto l’apparato radicale è superficiale.
Il vaso andrà riempito con terriccio idoneo (torba bionda o terriccio per acidofile), miscelato con argilla espansa, lapillo vulcanico, pomice o altri materiali inerti (ph controllato) ed è possibile anche effettuare una pacciamatura con aghi di pino in superficie.

 

 

 

Impollinazione:
Nonostante molte cultivar di mirtillo americano siano autofertili, l’impollinazione incrociata (soprattutto entomofila, cioè effettuata dagli insetti) favorisce e aumenta la produttività e la qualità dei frutti. Per cui è consigliabile coltivare almeno due cultivar di diverso tipo, proprio per favorire questo processo. Una singola varietà di mirtillo americano, è comunque in grado di fruttificare, ma la mancata impollinazione incrociata, può essere causa di scarsa produzione o frutti di piccola pezzatura.
Nonostante ciò, esistono molte varietà (disponibili sul nostro sito), che sono autofertili, per cui possono anche essere messe a dimora come esemplare singolo.

 

 

Per ulteriori consigli sulla coltivazione e sul mantenimento del mirtillo, potete contattarci tramite mail all’indirizzo [email protected]

 

 

Qui a fianco, potrai vedere un esempio di pianta di mirtillo americano in coltivazione presso il nostro vivaio, piante certificate, esclusivamente riprodotte per talea.
Teniamo a precisare che questo metodo di propagazione garantisce un solido apparato radicale, oltre ad uno sviluppo mediamente rapido, ma soprattutto una durata generale della pianta di decenni, anche per quanto riguarda la resa produttiva. Inoltre tale metodo offre il vantaggio di mantenere inalterate le caratteristiche nel tempo, sia per quanto riguarda la pianta, ma soprattutto le caratteristiche organolettiche dei frutti.
Tali piante, inoltre, si prestano bene ad un tipo di coltivazione in ottica biologica, in quanto, per garantire una resa produttiva ottimale, non hanno necessità di impianto di fertirrigazione, ma è sufficiente una concimazione a base di fertilizzante organico o altri concimi consentiti in agricoltura biologica.

Visita la sezione dei mirtilli americani per ulteriori dettagli, potrai trovare oltre 40 varietà diverse, buon acquisto!
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